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Guido Conti nella Bassa padana dove i destini diventano favole

24 agosto 2018 19.14
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Guido Conti nella Bassa padana dove i destini diventano favole

Le storie di Guido Conti, scrittore parmigiano «scoperto» da Pier Vittorio Tondelli, nascono tutte nelle terre della Bassa padana, in un mondo contadino alimentato dai racconti dei vecchi, in un paesaggio preciso e materiale in cui tuttavia è facile che si insinui un elemento surreale, grottesco. Un tema che si può riconoscere in tutta la sua produzione, a partire dalla raccolta di racconti Il coccodrillo sull’altare (pubblicato da Guanda nel 1998) che l’ha fatto conoscere al grande pubblico. Quando il cielo era il mare e le nuvole balene, il nuovo romanzo in libreria dal 29 agosto per Giunti, rientra pienamente in quel filone, ma non è semplicemente un romanzo d’atmosfera classificabile nell’orizzonte del realismo magico padano. Nelle oltre 300 pagine del romanzo è racchiuso quasi mezzo secolo di storia italiana, osservata da un microcosmo — una corte sperduta nella pianura — tra un continuo viavai di contadini e fittavoli, dove la routine della campagna e del raccolto è interrotta da eventi straordinari.

Bruno cresce con la nonna Ida e il nonno Ercole. È lui, un contadino «grande lavoratore, sognatore e socialista», che lo porta a raccogliere le conchiglie fossili e gli racconta che «la pianura, quando Dio l’ha creata, era coperta d’acqua» e che il Po è «l’ultimo pensiero di quel mare». La nonna non...

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