Al Festival di Virzì anche il thriller fa sorridere

30 novembre 2013 7.52

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Ridere non è peccato, nemmeno ai Festival, luoghi tradizionalmente deputati alla riflessione alta, al cinema che pone problemi, al film- shock che obbliga a pensare. La prima, importante novità del Tff made in Virzì è sicuramente questa, in linea con le inclinazioni del direttore e quindi con il suo profilo artistico, legato all’eredità della migliore commedia all’italiana. Dove, come si sa, la risata, senza mai essere risataccia, era ingrediente imprescindibile, anche quando si raccontavano vicende di conflitti, di fame, di paura, di imbrogli. Per salvarci, nei nostri tempi bui, non basterà una risata, però inserire nel cartellone di una rassegna da sempre (e ancora) densa di ricercatezze cinéphile, molti titoli rischiarati dal sorriso è una scelta di campo che sembra aver già dato i suoi frutti: «Con i torinesi mi trovo bene - aveva detto il neo-direttore a pochi giorni dal via - sono concreti, non troppo espansivi, affidabili. Cerco di stuzzicarli sul piano dell’austerità». E questo, aveva aggiunto, «senza escludere niente, la cifra è il pop nel senso più nobile del termine. Nel Festival c’è di tutto, naturalmente nel segno della bellezza».

E infatti sono belli e divertenti i grandi vecchi al centro di Last Vegas, consapevoli del passare del tempo, ma anche capaci di reagire e fare autocritica. E buffi i cercatori di fortuna (Isabella Ragonese, Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston) raccontati da Carlo Mazzacurati nella Sedia della fe...

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