Italicum, duello dentro il Pd.

8 aprile 2015 14.16

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Finite le feste di Pasqua, da oggi fino al 27 di questo mese, quando l'Italicum finalmente andrà in aula, si assisterà a un confronto aspro e nervoso fra la minoranza di sinistra che chiede modifiche e la maggioranza renziana del Pd che non intende modificare nemmeno una virgola della riforma elettorale che attende ormai solo il via libera definitivo di Montecitorio. La legge è in commissione Affari costituzionali dove la minoranza di sinistra conta un buon numero di parlamentari in grado di mettere i bastoni fra le ruote a Renzi, magari alleandosi tatticamente con l'opposizione di destra in funzione anti premier. L'obiettivo della minoranza è di aumentare la quota dei candidati scelti dagli elettori. Ma in realtà lo scopo vero è quello di ritardare quanto più è possibile la riforma per impedire a Renzi di appendere alla giacca un'altra medaglia, oltre al jobs act prima delle elezioni regionali. Se la sinistra riuscirà nell'intento, la legge dovrà tornare al Senato e questo esito Renzi proprio non lo vuole perché sa che significherebbe ritardare la riforma di mesi, forse di impantanarla chissà per quanto tempo. Naturalmente sia la sinistra dem che anche le altre opposizioni temono che il premier una volta incassata la riforma elettorale voglia portare il Paese al voto anticipato con un sistema che sembra fatto apposta per il grande progetto del Partito della Nazione, insomma sembra disegnato su misura per il premier. Assieme alla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, la legge elettorale rappresenta l'architrave su cui poggia tutta la strategia di Renzi per ridisegnare l'architettura istituzionale del paese. E quindi si capisce che il presidente del consiglio non ha nessuna intenzione di modificare la riforma per assecondare le richieste e gli scopi della sinistra. L'ultimo tentativo è quello del capogruppo Speranza che ha scritto al segretario-premier una lunga lettera per convincerlo a trattare. Speranza è il capofila dell'ala dialogante della sinistra, ma è impossibile che Renzi - forte del voto dell'ultima Direzione - venga incontro alle modifiche richieste. Piuttosto fa affidamento sulle divisioni tra le varie anime e sui conflitti generazionali nella sinistra. Ma il prezzo che Renzi potrebbe dover pagare per ottenere l'approvazione definitiva della riforma elettorale si presenta molto alto: perdere un pezzo, seppure minoritario, del suo partito.  

Finite le feste di Pasqua, da oggi fino al 27 di questo mese, quando l'Italicum finalmente andrà in aula, si assisterà a un confronto aspro e nervoso fra la minoranza di sinistra che chiede modifiche e la maggioranza renziana del Pd che non intende modificare nemmeno una virgola della riforma eletto...

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